Come Lea ha imparato a godere

Mi chiamo Giulia e ho incontrato la mia dolce metà Lea tre mesi fa. Ci siamo conosciute in un locale gay a Londra durante una festa di capodanno. Lea non è lo stereotipo classico di lesbica e sembrava un po’ a disagio fra la musica alta e le ragazze mezzo nude che ballando cercavano di toccarle il suo grazioso culetto.

Mingherlina, dolce e timida, Lea ha lunghi capelli castani, un viso da ragazzina, un dolce seno non molto abbondante ed un sedere piccolo ma deliziosamente tondo. Pareva essere finita lì in mezzo per errore, le piacevano le palpate ma non osava mai ricambiarle. Io come lesbica sono decisamente più palese: capelli biondi cortissimi, alta e con un look da maschiaccio. Sono una ragazza carina, dal seno generoso, un bel viso dagli occhi scuri e magnetici. Ho la malizia sfrontata dei maschi e la sensualità delle femmine. 


La invitai subito a ballare, e le offrii qualche drink, era esattamente il mio tipo ed ero decisa a scoparmela. Dopo qualche ora ci eravamo appartate a chiacchierare e già da quella prima sera era nato un particolare feeling. Forse per l’alcool, l’emozione del capodanno, o il fatto che le piacesse parlare con me, mi confessò di essersi riscoperta “bicurious” dopo essere uscita da una relazione etero.
Era stata solo con maschi, ma trovava le donne decisamente più intriganti, sebbene non capisse come si potesse fare sesso lesbo.

Presi lo smartphone e scherzosamente le mostrai il catalogo di un sexyshop illustrandole qualche idea esplicita. C’erano dildi anali e vaginali, stimolatori per il clitoride e strap-on singoli e doppi.
Ricordo che era imbarazzatissima, ma le sue cosce strette e gli occhi attenti parlavano di una dannatissima voglia di provare. Dovevo condurre il gioco, così la baciai. Lei mi corrispose, ci toccammo ovunque: quando insinuai due dita sotto le sue mutandine la trovai bagnatissima. Mezz’ora dopo eravamo sdraiate sul letto a casa mia.


Man mano che la spogliavo e la toccavo ogni accenno di timidezza spariva. Le sfilai i vestiti con una rapidità vorace, quindi calai la testa fra quelle dolci cosce minute e le feci un bel cunnilingus.
I ragazzi erano stati ben poco generosi col sesso orale. “Che stupidi”, pensai mentre leccavo quella perfetta passerina depilata.

I miei sex toys nel cassetto

Dopo un po’ tirai fuori dal cassetto la scatola dei “giochi”, quella dove tengo i sextoys, rigorosamente immacolati. Le mostrai uno dei pezzi forte: un dildo vibrante a forma di coniglio dotato di stimolatore, qualcosa che solo un’altra femmina potrebbe sapere come maneggiare a dovere.
La penetrai con il vibratore spento, iniziai un massaggio leggero, mandando la sporgenza morbida a picchiettarle dolcemente il clitoride. Tremava di piacere.
Quando accesi la vibrazione, gemette forte. Approfondii la penetrazione, e man mano che aumentava di rapidità lei si avvicinava all’orgasmo. La ammirai dal basso mentre veniva a cosce spalancate su quel giocattolo mosso dalla mia mano.

Da quella sera abbiamo fatto coppia fissa, e le ho insegnato a suon di pratica come usare ogni sextoy della – ormai nostra – scatola dei giochi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *